Giovanni Attanasio Scrive

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Nato e cresciuto in provincia di Messina, in Sicilia, sono emigrato in Germania nel 2017. Appassionato di scrittura sin da bambino, ho deciso di riprendere in mano la passione che avevo per anni messo nel cassetto per diventare uno scrittore professionista.

Giovanni Attanasio

Proprio oggi!

Questo racconto ha partecipato a "Minuti Contati", una brutale arena di scrittura con incontri a cadenza mensile. La storia è stata scritta per l'edizione di gennaio 2022 da 4000 caratteri, con 4 ore di tempo limite e nessuno spazio per la revisione dopo essere stata postata.
Il tema dell'edizione: Piccoli soprusi quotidiani.

Loredana alza la racchetta. La palla è in aria, dall’altro lato del campo c’è l’allenatore. Ce la può fare, a prescindere dalla giornataccia. E invece no: la pallina rimbalza a terra.
«Mister, possiamo fare una pausa?»
Quello si avvicina di corsa. La maglia gli sale lungo la pancia pelosa a ogni passo. «Che dicevi?»
«Mister, una pausa.»
«Ma quale Mister? Michele va bene.»
Lei si massaggia la schiena. Con tutti i giorni in cui poteva succedere, doveva essere proprio oggi?
«Che c’hai?» si piega di lato, mani ai fianchi, «è quel momento del mese? Gambine molli? Fiacca, eh?» le dà una pacca sulla spalla. «E vai al bagno, va’. Va’ e fai quello che devi fare, vai.»
«Non c’è molto da fare, signor Michele.»
«No?» La spinge appena. «Se mi goccioli sangue sul campo m’incazzo. Questo cemento me lo fanno pulire coi denti. Va’ al bagno, forza, dai.»
Stringe il pugno attorno alla racchetta. Che cretino, mica si gocciola!
Intanto la pallina è ancora lì. Se l’avesse colpita non ci sarebbe stato nessun problema.
«Ehi! Non lanciare mai più la racchetta a terra, graffi il cemento!»
Sbatte la porta del bagno e si siede sulla tazza. Divarica le gambe e controlla. Quel rosso schifoso cola tipo bava da una bocca che non parla e non dà consigli.
Si allunga e prende l’assorbente dalle mutandine.
«Non lo buttare nel gabinetto, ragazzina, non ti azzardare.» Una voce femminile.
Loredana sbircia in alto: una testa la spia da sopra il cubicolo.
«Aiut—» si copre le cosce, «se ne vada!»
«Lo sai quanto inquinano, quelle porcherie?» La signora sparisce. «Siamo tra noi. Esci.»
Loredana sfiora la serratura a scatto. Linguetta verde, non l’aveva bloccata. E infatti lei apre la porta.
«La smetta o mi metto a urlare.»
«Ah, sì? E chi viene, quel panzone?» La signora va al lavabo e si sciacqua la faccia. Ha i capelli in uno chignon, la fronte sudata. «Ero alla macchinetta, ho sentito. Mi ha allenata per due mesi quello lì. Un vero coglione. Non sprecare manco una lacrima per lui.»
Loredana si stringe nelle spalle. Mica stava piangendo.
«Che ti è successo? Ti fanno male?»
«No, è che... sono successe cose.»
«Che cose?» La signora mette una mano nella tasca della gonna da tennis. Sigaretta e accendino. Arriccia il naso «Usciamo.»
L’arietta pomeridiana è fresca, sa un po’ di erba tagliata e di grida di chi gioca negli altri campetti.
«Loredana, giusto? Io sono Natalia. Che sono queste cose che sono successe?» Soffia fumo dal naso, l’espressione immutata. «Me lo puoi dire, che a me ne sono successe di cotte e crude. Mi capisci? Cotte e crude significa—»
«Lo so cosa significa.»
Fa spallucce e butta la sigaretta. Ne accende un’altra. «Che dicevi delle cose? Il ciclo.»
«Questo mese sono più forti.»
«Nient’altro? Cazzate, signorina.» Tira una boccata e tossicchia. Prende il pacchetto dalla tasca e lo sbircia. «Che marca di merda.» Sputa a terra. «Sii onesta, che la signora Natalia è sveglia.»
«I miei fratelli mi hanno nascosto la coppetta. E uno di loro ha usato la mia borsa dell’acqua calda per scaldarsi i piedi fatti di fango.»
Natalia strizza le labbra, la sigaretta accesa si piega. «E?»
«E sono seccata.»
«Seccata? Spaccagli il culo, la prossima volta!»
No, non può: sono famiglia.
«E poi di coppette comprane due. Una si tiene sterilizzata in un sacchetto, e una si usa. Si alternano. Hai capito? Vivere con tre uomini... Dio santo!»
«Sono gentili, bisogna solo essere pazienti.»
«Sì, come no. Che altro ti fanno?»
«Niente.»
Getta la sigaretta. Pure questa fumata appena. «Facciamo una cosa, creatura mia: dì a casa che stai da un’amica per un mese.»
«Un’amica? Quale— oh, non avevo capito.» Si massaggia la pancia. «Non posso, papà si secca.»
«Papà è dalla tua parte?»
Distoglie lo sguardo.
«Ecco, appunto. Fagli un colpo di telefono.»
Loredana annuisce e corre all’armadietto negli spogliatoi.