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Giovanni Attanasio

Scrittore

Nato e cresciuto in provincia di Messina, in Sicilia, sono emigrato in Germania nel 2017. Appassionato di scrittura sin da bambino, ho deciso di riprendere in mano la passione che avevo per anni messo nel cassetto per diventare uno scrittore professionista.

Per Sempre Uniti

Sapevano tutti, nella sala del consiglio, che col crescere in importanza della missione diminuiva il numero di persone che andavano coinvolte. La regola imponeva che per le questioni di minacce all’impero, o peggio all’intero mondo conosciuto, fosse chiamato talvolta un solo individuo, così abile e dotto da poter risolvere tutto prima che qualche mendicante ai bordi della strada cominciasse a lagnarsi del giorno del giudizio. Il consiglio sapeva pure, lo aveva constatato in decenni di attacchi ai danni dell’impero, che certi singoli individui, per quanto portentosi e di inestimabile spessore, avessero bisogno di qualcuno che semplicemente li spingesse, quando necessario, giù dal trespolo su cui si arrampicavano con grande cupidigia.
Quando Qirig, Idesfles e Neibad furono convocati, la luna del terzo mese stava per nascondersi e lasciare il posto al sole mattutino. Traversarono le strade della capitale senza troppo curarsi di chi raccoglieva gli avanzi della notte tra le lucide piastrelle della via principale. Mai chinarono lo sguardo: lo tennero sempre fisso sul monolitico blocco di sfavillante argento che spaccava l’orizzonte in due metà.
Lasciati alle spalle i palazzi favolosi e le lavorazioni scultoree invidiate persino dalle nobili razze dei boschi, misero piede nei giardini immensi che precedevano il palazzo del consiglio.
«L’imperatrice ha perso il gattino, stavolta?»
«Abbi rispetto, Neibad.» Qirig, come ogni volta che il collega d’avventure parlava, sentiva la necessità di spolverare la veste e liberare i suoi complessi ricami dalle stupidaggini: le idiozie dell’amico si incollavano dappertutto, ed era chiaro che la gente ne riuscisse a scorgere le briciole anche dopo un’accurata scrollata. «Sospetto che sia qualcosa di grave, altrimenti non mi avrebbero messo voi due appresso.»
Neibad arricciò il naso, «dove andresti senza il tuo spassoso cognato e la tua donnina?»
«Non chiamarmi in quel modo, è irrispettoso,» brontolò lei.
La donnina, come Neibad soleva chiamarla, apriva bocca solo per difendersi dalle angherie del fratello, e si limitava a sorvegliare dall’alto i due piccoli uomini borbottare e sparlare di lei: la mamma le aveva promesso che una volta donna avrebbe smesso di crescere, ma era già donna da un pezzo e ogni giorno sembrava svegliarsi qualche dito più alta.
Tra una chiacchiera e un pugno in testa a Neibad, il trio superò il fitto boschetto di fronte la reggia e il palazzo d’argento. Qirig cercò nella propria scarsella i documenti che avrebbe dovuto presentare alle guardie al cancello, assieme al proprio simbolo araldico e l’autorizzazione della scuola di magia.
«Che c’è scritto, amico mio?» Neibad allungò il collo.
Qirig, prima di apostrofarlo, si volle sincerare che la sua espressione fosse seria quanto la sua voce. «Non è importante.»
«Ehi, Qirig,» il sorridente uomo perse ogni appetito per le risa, «cos’abbiamo detto riguardo ai segreti? Siamo tuoi compagni o no? E mia sorella, vuoi che stavolta lo perda del tutto, l’occhio?»
Lui sbirciò la gigante, soffermandosi su una piccola cicatrice che aveva proprio accanto al sopracciglio destro. «Mi fido di voi, lo sapete.»
«Cosa c’è scritto su quel foglio? Perché il tuo maestro sente la necessità di scriverti dopo dieci anni di silenzio?»
Qirig sospirò. «Ogni cosa verrà chiarita dal consiglio.»
I cancelli si aprirono e una schiera di guardie in sfavillante armatura si inchinò all’unisono. Un singolo omino, alto quanto un bimbo di nove anni e con gli occhietti altrettanto vispi, sputacchiò giusto tre parole: «Arcimago Qirig, seguitemi.»
«E loro?» rispose lui cordiale.
«Certo, certo. Seguitemi sia voi, eminenza, che i vostri bagagli.»

Qirig aveva già varcato i portoni della sala del consiglio, e anche spesso, ma mai c’era stata una volta in cui non era rimasto sbalordito da ciò che gli si parava davanti. Si domandò, quella volta come le altre, come fosse possibile che gli stessi uomini che non riuscivano a concordare sull’esatta lunghezza di tre dita di stoffa riuscissero invece a trovarsi in accordo quando si trattava di costruire una meraviglia del genere. I blocchi di pietra levigata, i marmi e le decorazioni alla base e ai capitelli delle colonne rispecchiavano l’impegno e la maestria degli artisti e luccicavano in memoria delle fronti imperlate di sudore di chi aveva tenuto la schiena piegata per intere giornate pur di scolpire.
Neibad, che non aveva interesse per l’architettura, restò però folgorato dall’enorme foro circolare alla sommità della cupola: i raggi del sole appena sorto esplodevano di potenza tra le venature perlacee della pietra. Ne seguì la luce dorata sino a che non incrociò i venti seggi di alabastro su cui altrettante vesti candide senza volto aspettavano in silenzio.
A ogni passo nell’immensa sala circolare, le figure indistinguibili e incappucciate prendevano forma, ma restavano avvolte nel mistero, i volti coperti da un velo traslucido che dava loro un aspetto più mistico della foschia sulla vetta dei monti.
«Membri del consiglio!» esordì Qirig, con voce tonante. «Sono stato convocato e ho risposto.»
«Arcimago Qirig,» i cinque della prima fila si alzarono dalle bianche poltrone fregiate e scesero di un gradino la lunga scalinata che li avrebbe condotti al cospetto dei tre. «Dopo anni di ricerca, il libro è stato localizzato,» parlavano a turno, tutti e venti, alternandosi senza incespicare con le parole: un’unica mente unita da vincoli che Qirig non aveva mai cercato di studiare. «La tua missione è recuperare il Libro dell’Origine prima che qualsiasi altra nazione o regno abbia anche solo concezione di cosa l’apparizione di questo manoscritto significhi. L’impero lo richiede. Il consiglio, voce dell’Imperatrice Lucrimilla, lo richiede.»
Qirig annuì.
«Riceverai tutte le informazioni necessarie a compiere la tua missione. I qui presenti ti scorteranno e ti forniranno tutto il supporto necessario, anche a costo della vita.»
Sia Neibad che Idesfles levarono gli occhi verso la scalinata. Con un gesto quasi impercettibile, Qirig ammonì entrambi dal parlare.
«Il Libro dell’Origine verrà recuperato e condotto nelle vostre mani, signori del consiglio. Lode all’Imperatrice Lucrimilla.»
Senza altro aggiungere, strinse i pugni nelle tasche della veste e diede le spalle ai venti individui racchiusi nelle tuniche argentate che li proteggevano col più potente degli incantesimi: l’anonimato.

Avrebbero dovuto viaggiare per mare, poi traversare i deserti sabbiosi sino a che la terra non avrebbe dimenticato la calura e riabbracciato la brezza e il rigoglioso soffio della natura. Neibad non aveva più aperto bocca in merito alla missione, si era solo accertato che sua sorella non si stesse segretamente obbligando a sopportare gli sfoghi di Qirig. Era chiaro che il mago, sotto le due sopracciglia perennemente aggrottate, meditava di vendicarsi per il modo in cui il consiglio trattava lui e il modo in cui aveva sempre trattato le famiglie di maghi. Nell’attesa della propria rivalsa, un’alternativa, come Idesfles, gli faceva comodo per lamentarsi e maledire chi lo meritava.
«Mio adorato, hai fame?» Idesfles si chinò e lisciò una ciocca biondiccia del suo uomo sotto gli occhi increduli del fratello. Proseguì poi verso una delle sacche che pendevano dalla bestia da soma.
«Per favore, Idesfles, non toccare la mia roba,» mormorò lui, avvicinandosi al ciuco e sincerandosi che nessuna delle sue ampolle fosse stata sfiorata. «Se ho fame mangerò. Ho bisogno di una sposa, non di una madre.»
«Quando lo renderai ufficiale? Il matrimonio.» Si intromise Neibad, strappando una foglia da una pianta rampicante attorno al tronco di un albero. «Ancora non le permetti di toccare nulla di tuo? Riserva a me quel trattamento freddo, se vuoi, ma abbi pietà del cuore di mia sorella e fidati della sua bontà.»
«Chi agisce per troppa bontà spesso arreca più danni di quanti ne vuole risolvere.»
Neibad lanciò via la fogliolina e afferrò il mago per il braccio. «Dobbiamo cercare questo dannato libro assieme, sì o no? Comincia col rispettare i tuoi compagni!»
«Limitati a far battute e dire scemenze, Neibad, è la ragione per cui ti hanno legato alla mia caviglia come una palla di ferro.»
L’altro sputò tra le gambe del ciuco e contenne per sé la voglia di prendere a pugni il cognato e a schiaffi la sorella per la sua stupidità nel seguirlo.
«Eccolo.» Disse improvvisamente Qirig, tirando le redini dell’animale. «Quello è il posto, nella radura.»
«Il mucchio di pietre crollate?» Neibad salì in piedi sul ciuco e sfruttò l’elevazione per spiare la vallata.
Idesfles sogguardò l’amante, poi rivolse la sua attenzione alle rovine vinte da viticci e rovi. «Ci accamperemo fuori?»
«Tu cosa consigli?»
«Non sono stanca, posso aprire un passaggio e cercare una via verso l’interno del tempio.»
Qirig abbozzò un sorriso. «Apprezzo il pensiero, anche se questo non è un lavoro di muscoli, ma di altro tipo. La lettera del mio maestro mi istruiva sulla formula per spezzare il sigillo che blocca l’ingresso al tempio del Libro dell’Origine. Senza le apposite protezioni, luoghi del genere finirebbero per essere trafugati da briganti e altri stolti ladruncoli.»
Neibad acuì la vista. In un balzo scese dalla groppa del ciuco e iniziò a correre verso il tempio crollato. Gli altri due non ebbero altra scelta che seguirlo, lasciando le bestie a brucare il prato immacolato.
«Lavoro per maghi, eh?» sghignazzò Neibad, indicando con la punta del pugnale le rovine. «Parrebbe proprio che i ladruncoli di questa zona siano specializzati nel trafugare rovine.»
Qirig si inginocchiò tra le pietre cercando i resti del sigillo magico. Raccolse dalla nuda terra e dalla polvere solo pochi frammenti di cristallo ormai sbiaditi e opachi. «Non è opera di persone comuni. Chiunque ci abbia preceduto, non passava di qui per caso.»
«Devo affilare i miei arnesi?»
Qirig inveii contro il sigillo spezzato e strillò sino a che la gola non iniziò a dolergli e le lacrime schizzarono dal suo volto.
«Lo prendo come un sì.»


Qirig mangiò svogliatamente pane e noci e un pezzo di carne secca, nascondendosi subito dopo nella propria tenda. Neibad e Idesfles non vollero interferire, lasciarono che trovasse da sé un metodo per togliersi di dosso il malumore.
Al momento di varcare la soglia del tempio crollato, il mago avanzò per primo, seguito dai due compagni di viaggio. Una lunga scalinata dai gradini coperti di muschio li guidò verso il basso, tra le tenebre che presto si impossessarono di ogni cosa.
«Non puoi essere certo che chi ha spezzato il sigillo sia qui per il libro,» disse Neibad, riuscendo dopo vari tentativi ad accendere la propria torcia. Attese qualche istante. «Levati quel broncio da infante, dannato mago! A cosa serve questo disfattismo? Pensiamo a ciò che abbiamo da fare e teniamo gli occhi aperti.»
Idesfles si strinse all’amante, «ha ragione lui, mio adorato.»
«Non ha ragione su nulla.»
Qirig si fermò alla fine delle scalinata. Prese una delle boccette dalla cintola e fece schizzare il liquido verso il soffitto. Schioccò le dita e ogni singola goccia si accese di un bagliore celeste, illuminando a giorno la grande sala in cui avevano messo piede.
«Dove siamo? Di che tipo di tempio stiamo parlando?» Neibad interrogò il silenzio, borbottando mentre sfiorava con le dita i complessi bassorilievi erosi dal tempo. «Non è di questa era, o sbaglio? Sono i popoli dei boschi?»
Qirig si pinzò il mento, scrutando i dintorni e cercando di indovinare quale delle tante arcate in fondo alla sala bisognasse seguire. Idesfles notò un mobiletto in un angolo, il cui legno pareva non aver fatto la conoscenza né di tarme né di umidità.
«Guardate, c’è ancora un—»
«Non lo toccare!» urlò Neibad, scattando per spingere via la sorella. Il mobiletto cigolò ed esplose in un turbine di fiamme verdeggianti.
Qirig si avvicinò e annusò la cenere ancora calda, «abbiamo a che fare con un alchimista.» Con un breve cenno del capo indicò Idesfles: «Stai bene?»
«Sì.»
La gigante si allontanò dal fratello e andò verso il suo uomo.
«Ascoltami Qirig,» sospirò Neibad, calciando via i resti del mobiletto, «non sono sicuro che abbiamo a che fare con un alchimista. Quella era una trappola bella e buona, piazzata lì con lo scopo di terrorizzare, e non di danneggiare. Il mobiletto, così come il forziere o altre scemenze, sono tutti avvertimenti per gli intrusi, è un classico tra i profanatori di luoghi sacri.»
«Come puoi esserne certo?»
«Hai dimenticato chi era il mio vecchio?» Neibad sorrise a mezza bocca, amareggiato dal ricordo di suo padre. «Troveremo altre trappole, e saranno sempre più letali.»
«Farò strada io.»
Idesfles sfiorò la spalla del mago. «Qirig, non hai sentito?»
«Ho sentito, certo. Farò strada.»
«Mio amato, forse è il caso che sia Neibad a guidare la spedizione, stavolta.»
«Solo per un paio di trappole? Non possiamo rischiare di perderci.» Qirig tagliò corto, rimettendo la tracolla in spalla e marciando verso una della tante arcate nella parete di fronte.

Ogni piano disceso verso il cuore del tempio oscurava non solo gli animi dei tre avventurieri, ma pure l’aria, il calore, la luce e il colore delle torce. I raggi del sole non erano stati istruiti per rimbalzare sino a laggiù, e seppure i bagliori improvvisi e i riflessi sulle lucide pareti dei corridoi avrebbero illuso chiunque del contrario, loro tre sapevano la verità.
A dispetto di ciò che aveva previsto Neibad, il percorso intrapreso si rivelò privo di trappole. Un’occhiata più accurata al pavimento lastricato tolse al tarchiato uomo ogni speranza d’un sorriso.
«Nessuno è passato di qui, Qirig, te ne rendi conto?»
Il mago scrollò le spalle.
«Non ignorarmi! Dobbiamo lavorare assieme, o rischiamo di finire ammazzati!»
«E da chi, se da qui non è passato nessuno?»
Neibad prese un sasso e lo tirò contro la schiena del compagno.
«Sei impazzito?»
«Non muoverti.» Avanzò con passo felpato sino a Qirig, chinandosi con leggiadria sino a sfiorargli i calzari.
Il mago, piuttosto che restare sorpreso dall’agilità del tozzo collega, ne seguì le dita callose e notò che i polpastrelli stavano solleticando un sottilissimo filo trasparente.
«Non mi piace affatto, amico mio,» sussurrò Neibad, seguendo il tirante sino a una delle estremità.
«Perché ha piazzato una trappola in un percorso che non ha seguito?» domandò Idesfles, guardandosi istintivamente alle spalle.
«Non possiamo sapere se è da solo. Non so perché lo abbiamo dato per scontato sin da subito.»
«Abbiamo dato troppe cose per scontate: è il momento di fare chiarezza.» Qirig cercò nella tracolla una pergamena. Ne bagnò un angolo col liquido denso di una boccetta e salmodiò l’incantesimo.
Uno schiocco improvviso alla sua destra lo interruppe, mentre un dardo gli strappava dalle dita la pergamena e la piantava nella parete opposta.
«Chi è là?» urlò, estraendo un’altra fiaschetta dalla cintura.
Neibad e Idesfles illuminarono l’area con le torce, brandendo nell’altra mano le armi.
«È lì!» Idesfles alzò il braccio e indicò un ombra in un cunicolo che si diramava dal corridoio. La gigante saltò il filo della trappola e iniziò a correre.
«Dobbiamo seguirla, Neibad! Se ha visto qualcuno, sappiamo entrambi che lo prenderà.»
«Stiamo giocando sul campo preparato dal nostro avversario!»
«Non abbiamo sc—»
Si ammutolì: un urlo acuto e improvviso riecheggiò nel tunnel. I due uomini si fissarono e si lanciarono a testa bassa verso la sua origine.
Voltarono l’angolo e si arrestarono alla vista della gigante, piegata sulle proprie ginocchia con un dardo piantato nella spalla.
«Idesfles!» Qirig stappò una fiaschetta e perlustrò la saletta oblunga. Le pareti scure di ossidiana e marmo nero riflettevano la donna sconfitta, il rosso dolore correrle dal braccio sino alle dita.
Neibad chiuse gli occhi e strinse il pugnale, piegandosi sulle ginocchia. Con una torsione estrema del busto, girò su se stesso mentre saltava per schivare un attacco invisibile.
«Ha! Che riflessi!» ridacchiò una voce stridula, «ho forse a che fare con un collega dell’arte delle ombre?»
«Ho abbandonato la professione, amica mia. Si sta molto meglio alla luce, fidati.»
Un sibilo di vento suggerì a Neibad la provenienza del secondo attacco. Si piegò all’indietro, sfruttando le massicce gambe per proiettarsi e volteggiare verso l’assalitrice celata dalle tenebre. Riuscì ad agguantarla per la caviglia e la trascinò alla luce.
«Tienila ferma!» gridò Qirig, bevendo liquido rosso da un’altra fiaschetta e risciacquandolo in bocca.
«Fermo, pazzo! Brucerai anche me!» ribatté Neibad, allarmato.
Il mago sputò il fluido e schioccò le dita: le fiamme avvilupparono la sostanza e bruciarono con la potenza necessaria a sciogliere la pietra.
«Un mago! Pazzo ed egoista come tutti gli altri,» squittì la voce, rimbalzando a destra e a manca, «e l’altro dov’è finito?»
«Qui!» Neibad saltò fuori da un’insenatura nel muro crollato e afferrò ancora una volta l’ombra danzante.
Lei sibilò, mostrando una lingua lunga e biforcuta. Prima che Neibad potesse reagire, la figura ammantata piantò i propri denti nel suo braccio e sgusciò dalla sua presa. Ridacchiò e corse verso una delle due uscite in fondo all’angusta sala. Qirig fissò i due compagni feriti: non aveva tempo per pensare: doveva agire.
«Posso fermarla da solo...» si disse, stringendo la mano al petto. «Posso farlo.»
Puntò il corridoio imboccato dalla fuggiasca ma, improvvisamente, le gambe cedettero. Ruzzolò e sbatté la testa contro una roccia. Prima che il sangue gli oscurasse la vista, si guardò tra le gambe e si accorse di aver tirato un cavo di metallo. Si tastò il collo, poi le spalle e il petto: le piume di un piccolo dardo gli solleticarono le dita. Fu l’ultima sensazione che provò prima di assopirsi.


La luce e il rombo di tuono donarono vita al corpo di Qirig. Spalancò gli occhi e controllò se le boccette che aveva alla cintola e nella borsa fossero intatte. Alla sua destra, i capelli ambrati di Idesfles mischiavano la loro bellezza lucente allo sporco e al sangue. Prima che il mago potesse girarsi per cercare Neibad, un’altra esplosione gli risuonò in pieno petto.
«Maledizione!» Neibad urlava in fondo alla sala, picchiando il pugno contro un cumulo di roccia e detriti. «Ha bloccato la via!»
«Posso aprire un varco,» sibilò Qirig, cercando di rimettersi in piedi. «Neibad?» Tossì barcollando.
Il compagno si materializzò dalle ombre per sostenerlo. «Sei ancora sotto l’effetto di quell’affare.»
«Che razza di veleno ha usato?» domandò il mago, ansimando e respirando a grandi boccate per cercare di non affogarsi: gli sembrava di inalare denso vapore, di starsi riempiendo i polmoni di nuvole gonfie di pioggia. «Dobbiamo andare, non—» un conato di vomitò trovò la strada verso l’esterno e sgorgò dalle labbra secche.
«La missione è fallita, Qirig.»
«No!» ragliò lui, annusando i tappi di sughero delle boccette nelle tracolla: trovò quella che cercava. «Ne è della vita dell’imperatrice, di tutti noi. Nessuno deve mettere le mani su quel libro.»
«Cos’altro diceva la lettera del tuo vecchio maestro?»
Qirig inclinò il capo di lato, «rimetti Idesfles in sesto.»
«Dannato mago, parla!» Neibad lo afferrò per il colletto e lo piegò alla propria altezza. «Devo sapere perché sto rischiando la mia vita e quella di mia sorella.»
«Il Libro dell’Origine nasconde tutti i segreti sulle razze, sul mondo, sulle stelle, su ogni cosa. Si teorizza che un grande mago in possesso del Libro dell’Origine potrebbe ridisegnare le regole che governano ogni cosa, alterare l’equilibrio magico e sovvertire l’ordine naturale.»
«E perché mai un libro capace di queste nefandezze è così facile da trovare?!»
Qirig scoppiò a ridere, al costo di un dolore atroce al petto. «Facile? C’era un sigillo all’ingresso, ricordi?»
«Lo ricordo spezzato, quel sigillo, da una maledetta donna serpente! Quella razza di rettili infami non è mai portatrice di buone notizie, Qirig. Ha dissolto il tuo sigillo inutile e adesso avrà messo le mani sul libro.»
«Fidati quando ti dico che se avesse le mani sul libro ce ne saremmo già accorti.» Qirig si avvicinò a Idesfles e le sfiorò una tempia. La mise supina, le adagiò la testa su una roccia e le aprì la bocca.
«Che stai facendo? Ehi!» Neibad afferrò il polso del mago, fissando il liquido azzurro all’interno della boccetta.
«Prima berrà lei, poi tu, e infine io.»
«No, maledetto pazzo, no! Noi due non siamo maghi, non siamo addestrati a sopportare quella roba!» Neibad cercò di avvicinare le mani alla pozione, ma più i muscoli si tendevano, più la boccetta sembrava allontanarsi. «Che mi stai facendo?»
«Dobbiamo prendere la via secondaria, Neibad, e intercettare la donna serpente prima che tocchi il libro.»
Due gocce azzurre bagnarono le labbra di Idesfles, e prima che il fratello potesse reagire si trovò costretto a deglutire un sorso della stessa sostanza.

In fondo al corridoio, la sagoma di Qirig fluttuava, volteggiava e scivolava da destra a sinistra. Idesfles aveva aperto gli occhi e sembrava stare bene, ma non aveva detto una parola. Neibad impiegò sin troppo tempo a rendersi conto di star correndo a perdifiato, seppure respirasse come un bambino cullato tra i seni della madre.
«Qirig,» farfugliò, scacciando le strane lucine che lampeggiavano ai margini del suo campo visivo. «Rallenta...»
«Resisti! Siamo quasi arrivati!» urlò il mago senza voltarsi.
Un suono metallico colpì in pieno l’orecchio destro di Idesfles, che scivolò e ruzzolò sino a incastrarsi tra due colonne ai margini dell’infinito corridoio.
«Qualcosa l’ha colpita!» gemette Neibad, arrestando la folle corsa. «È ferita, Qirig!» quando si voltò, vide solo un lungo androne di marmo adorno di gemme colorate e lapislazzuli sgargianti a decorarne il soffitto. «Sto impazzendo.» Grida di dolore. Neibad drizzò il capo. Si guardò attorno spaesato.
«È il libro!» la voce di Qirig riuscì a fendere la follia e raggiungere il compagno. «Bevi, o impazzirai del tutto!»
«Altri intrugli? Che tu sia maledetto!» Neibad agitò le braccia furioso. Scacciò api che tentavano di pungerlo, mosche che volevano entrargli negli occhi e nel naso, nella bocca spalancata per lo stupore.
Qualcosa di incandescente gli bucò il cranio, due dita curiose e agili che si districavano nel labirinto di pensieri e orrori che tempestavano la sua mente sovraccarica. Due gocce fresche sulla lingua, e tutto cessò.
«Sveglia, Neibad, ho bisogno di te!»
A quelle parole, lui scattò come una molla. Qirig aveva detto di avere bisogno di lui, lo aveva sentito. Scosse velocemente la testa e si spolverò dalle spalle tutte le sensazioni orribili che lo avevano governato sino a un istante prima. Nella minuscola stanza in cui si trovavano contò tre persone, oltre a se stesso. Qirig aveva la mano protesa verso la donna serpente, a sua volta immobile con una mano sul libro mentre Idesfles, ancora sporca di sangue alla testa e al braccio, l’aveva afferrata per il collo.
La donna ammantata ghignò tra i denti: «Ammazzami, gigante, e prendi il libro, se ne hai il coraggio.»
«Non ascoltarla, Idesfles! Non toccare il libro per nessuna ragione!» Qirig mosse appena il piede, scavando con lo stivale nella polvere accumulata nei secoli.
«Fermo lì, mago!»
«Stai condannando l’umanità! Chi ti manda? Hai visto di cosa è capace quel libro adesso che lo hai toccato, no? Portalo qui da me e potrò sistemare tutto. Non fare pazzie!»
«Follia!» squillò la donna serpente, poggiando anche l’altra mano sul tomo millenario. Grugnì e strinse i denti. Cadde in ginocchio e si contorse al suolo, ma senza rimuovere le dita dal Libro dell’Origine.
«Neibad, adesso!» strillò Qirig, estraendo una boccetta dalla tasca e lanciandola in aria.
La ladra, agonizzante e straziata dal potere del tomo, colse solo un bagliore dorato irradiare l’intera sala. L’istinto le suggerì di rotolare, e così fece. Il suono scintillante e metallico di un pugnale piantato nel marmo le spruzzò voglia di vivere nelle vene.
Neibad trincò l’ultima goccia della pozione. Un alone aureo offuscò i suoi lineamenti, poi la sua figura. La donna serpente lo fissò sgomenta, e tentò di aprire il libro.
Con uno scatto, Idesfles la caricò in pieno petto e la scaraventò contro la parete: il tomo le volò dalle mani. La ladra mosse fulminea il collo e piantò i denti nel braccio esposto della gigante, e Neibad, le cui membra si beavano del potere infuso da Qirig, menò fendenti nel tentativo di falciare le gambe della criminale e impedirle di saltellare in giro. Ma lei, in una folle danza tra le ombre, continuò a schivare ogni singolo attacco e rotolò sino a mettere una mano sul libro: trovò un’altra mano a sfiorare le pagine ingiallite del tomo.
«Idesfles, Neibad, toccate anche voi il libro!»
Non se lo fecero ripetere due volte.
«Hai finalmente riconosciuto il mio valore, amico mio?» rise Neibad.
«Cosa mi state facendo!?» guaì la ladra, sforzandosi di staccare la mano dal tomo: la presa ferrea di Idesfles le stritolò le dita, legandole alle proprie.
«Non ho altra scelta, mi dispiace.» Qirig svitò con la mano libera il tappo dell’ultima boccetta rimasta nella tracolla: l’etichetta recitava “rituale”.
«Non abbiamo mai fatto questo lavoro per la gloria, Qirig, o sbaglio? Non c’è gloria per noi mercenari. Procedi, non voglio avere il tempo di ripensarci.»
«Sei stato un ottimo amico, e tu sei stata l’amante migliore del mondo, Idesfles.»
Lei annuì, spingendo la propria fronte contro quella del mago adorato. «Resteremo assieme per sempre, adesso. Solo noi tre.»
«Noi tre, sì. E lei.» Puntualizzò Neibad, facendole l’occhiolino.
«Che significa?» la ladra lo guardò, assieme agli altri due, i volti rigati dalle lacrime e allo stesso tempo ridenti e felici. Aveva già avuto il sospetto che fossero più folli degli uomini che l’avevano mandata in quel tempio, ma nel trovarseli accanto mentre stringevano il tomo sacro, ebbe certezza che qualcosa di più eccentrico e potente della magia dell’origine scorresse nelle loro anime.

FINE (ma c'è dell'altro, continua a leggere.)


Analisi tarocchi

Grazie per aver letto questo racconto!

La storia è frutto di un gioco che ho fatto coi miei lettori e lettrici su Instagram e Facebook. Ho dato loro la possibilità di scegliere cinque numeri che avrei usato per estrarre dei tarocchi su cui basare una storia originale. Se sei curioso e vuoi partecipare, puoi seguirmi sui miei canali social per non perderti altre novità e iniziative simili!

Di seguito fornirò una breve analisi dei tarocchi estratti e cercherò di chiarire come li ho interpretati per dar vita a questo racconto!

V of WandsIl primo dei tarocchi per questo racconto rappresenta un rituale. L'ho voluto interpretare come lo sforzo che i personaggi hanno dovuto compiere lavorando assieme, imparando a collaborare per poter raggiungere l'obiettivo finale senza problemi. L'intera storia è incentrata sul diffidare di Qirig nei confronti della propria amante e del cognato, dei quali sente di volersi fidare ma non riesce a farlo perché teme che non siano alla sua altezza. Solo assieme, impareranno nel corso dell'avventura, potranno prevalere.
IV of SwordsHo voluto prima parlare della difficoltà nella cooperazione, ma ora è il momento di dedicarsi all'obiettivo fisico della storia, alla meta da raggiungere. Il Libro dell'Origine è questo potentissimo artefatto che porta i personaggi a intraprendere il loro viaggio e ad affrontare la missione affidatagli dal consiglio dell'imperatrice. Come ogni storia d'avventura e di crescita personale che si rispetti, l'obiettivo deve essere qualcosa di complesso da raggiungere; nella mia testa, mentre scrivevo, pensavo al libro come una scusa per costringere i personaggi a stare assieme, a superare le difficoltà e unirsi per diventare assieme più forti, proprio come spiegato nel tarocco precedente. Sarebbe stato bello, e forse un po' crudele da parte mia e deludente per il lettore, far raggiungere agli avventori la sala del libro per poi rivelare che l'artefatto non possedeva nessun potere in particolare! Questo tarocco è molto collegato al precedente, da qui la necessità di sfruttare il libro come mezzo per innalzare la relazione dei personaggi e cristallizare la loro unione con un gesto finale di sacrificio nell'amicizia e nell'amore (anche se la donna serpente non sembrava molto entusiasta).
The Sun-in-ragsQuesta carta non ha proprio svolto un ruolo nella storia, non uno visibile o esplicito. Durante la stesura ho voluto, soprattutto nella parte finale, far intendere quanto sarebbe stato grave se il libro fosse finito nella mani sbagliate. Il sole sanguinante, il paesaggio apocalittico, sono serviti più a me per visualizzare cosa sarebbe stato del mondo se i personaggi avessero fallito; con questo stratagemma mi sono voluto calare nella parte di avventore per sentire sulle mie spalle la pressione e l'orrore del fallimento, la consapevolezze che Qirig, per esempio, ha su ciò che accadrebbe nel caso il libro finisse nella mani della ladra.
Knight of WandsEd eccola, finalmente, la nostra donna serpente! Vi giuro che avevo in mente di rendere la nostra ladra una tenerissima donna gatto, non so nemmeno come sia accaduto che le spuntasse la lingua da serpe. In un modo o nell'altro, l'avversaria degli avventurieri è riuscita a fare la sua comparsa in grande stile, rendendosi sin dal principio una minaccia difficole da acciuffare e mettendo ancora più pressione sulle spalle dei tre avventori. Le trappole e i sotterfugi della donna serpente hanno avuto lo scopo di esporre tutte le debolezze, soprattutto di Qirig, e costringere i personaggi a elaborare una strategia per battere sul tempo la rivale.
Ace of WandsLa carta finale l'ho vista sin da subito come una serratura attraverso cui sbirciare. Volevo, proprio per sfruttare questa figura, inserire un forziere o una porta, qualcosa con un lucchetto e una serratura da forzare. Il tarocco ha finito per rappresentare la serratura solo metaforicamente: i personaggi sbirciano dal minuscolo buco, ma non hanno alcuna chiave da inserire per sbloccare il passaggio. È l'attimo in cui sono sconfitti, la via è bloccata e Qirig è costretto a drogare i suoi amici pur di costringerli a lanciarsi al folle inseguimento della ladra. Ciò porterà allo scontro finale, al momento in cui i personaggi riescono a sconfiggere la donna serpente costringendola a prender parte al rituale che sigilla il potere del libro e salva così il mondo dalla distruzione.

Grazie ancora per aver letto questo racconto e la mia interpretazione dei tarocchi! Se vuoi commentare o dirmi qualcosa, puoi farlo sotto il post del racconto, su Instagram o Facebook, oppure mandarmi un messaggio privato.

Alla prossima avventura assieme!