Giovanni Attanasio Scrive

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Nato e cresciuto in provincia di Messina, in Sicilia, sono emigrato in Germania nel 2017. Appassionato di scrittura sin da bambino, ho deciso di riprendere in mano la passione che avevo per anni messo nel cassetto per diventare uno scrittore professionista.

Giovanni Attanasio

Il vasetto

Questo racconto ha partecipato a "Lo Scrittore dell'Estate" di "Minuti Contati", una brutale arena di scrittura con incontri a cadenza mensile. La storia è stata scritta per l'edizione speciale da 1300 caratteri, con 3 ore di tempo limite e nessuno spazio per la revisione dopo essere stata postata.
Il tema della prima tappa (luglio): Colori diversi.

Melitta uscì di casa col vaso tra le braccia, il tappo ben avvitato. Le bastarono un paio di passi sul selciato per incrociare Helene, che si guardava attorno con le mani sui fianchi: cercò una via alternativa, ma pestò un rametto col sandalo.
Helene drizzò la testa: «Eccola, la servetta!»
«Devo lavorare, Helene, lasciami stare.» Mormorò, rimettendo un ciuffetto riccio dietro l’orecchio.
Ma l’altra le zompò davanti: «Hai visto il mio vestito nuovo? È viola.»
«Lo so.»
«Il tuo vestito è brutto. Ed è pure strappato.» Si chinò in avanti e spiò il vaso di Melitta: «Che porti lì?»
«Il mio vestito non è brutto.»
«Ogni vestito senza tintura è brutto, non lo sai? È la moda del momento, Melitta. Visto che ti piace vestirti come una capretta, perché non bruchi assieme a loro in collina?»
«Vuoi sapere cosa c’è nel vaso?»
Hagne arricciò il naso. Negò col capo.
«Lo sai con cosa è fatto il viola del tuo vestito?»
«Con quell’erba che cresce sulle pietre.»
«Sì, e un’altra cosa,» svitò il tappo e sorrise, «la pipì.»
Helene balzò indietro e si tappò il naso. «Bugiarda!»
«Adesso vado al lavoro, a farti un altro bell’abito.»
Richiuse il vaso, si aggiustò il ciuffetto riccio e la superò sogghignando.