Giovanni Attanasio Scrive

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Nato e cresciuto in provincia di Messina, in Sicilia, sono emigrato in Germania nel 2017. Appassionato di scrittura sin da bambino, ho deciso di riprendere in mano la passione che avevo per anni messo nel cassetto per diventare uno scrittore professionista.

Giovanni Attanasio

Il padre di Letizia

Questa storia è stata scritta in occasione di San Valentino 2021.


Avrei dovuto dirle di no. Letizia mi ha chiesto di accompagnarla, e io avrei dovuto insistere nel rifiutare. Cosa ne so io di genitori divorziati?
È qui davanti a me e tiene le mani sulla tracolla, tortura il pupazzetto appeso alla cinghia. La metro ci dà uno scossone, ma lei non reagisce.
«Attenta, si scivola,» sussurro, e lei si stringe fitta, «stai bene?»
«Cosa faranno i miei adesso?»
Non lo so, Letizia.
«C’è qualcosa nel modo in cui si parlano, Cicy,» mi cerca tra la folla: mi trova sempre lì, al suo fianco. La sua Cicy. «Ti ricordi quando in classe abbiamo parlato dei film stranieri e io ho detto che le traduzioni italiane fanno cagare?»
Annuisco. La metro esce dal tunnel. C’è il sole, ma c’è pure la neve. «La prof si è incazzata.» Anche su Letizia c’è sia il sole che la neve, è fredda, ma anche calda. «Che c’entra coi tuoi?»
«Papà e mamma parlavano come nei film al cinema. Mi guardavano come un attore guarda il pubblico. Mi ha fatto schifo.» Tira la tracolla a sé e nei suoi occhi la neve si comincia a sciogliere. «Papà era tradotto malissimo, Cicy.»

Prima di arrivare a casa sua dobbiamo attraversare un parchetto. Letizia segue le orme di chi è passato prima di noi così da non bagnare le scarpe.
«È croccante!»
Qualcuno ride. È Letizia, coi suoi occhi di perla e le mani che indicano un cumulo di neve. Ci salta dentro e continua a ridere, gioiosa e infantile. La piccola fata saltella sullo zucchero filato, si sporca sino alle ginocchia, splende di felicità e si lancia di schiena.
«È croccante, Cicy! Non vuoi provare?»
«Tua madre si arrabbia.»
«Quale madre? È per il salotto? Pensi che sarà lì? C’è solo papà a casa.»
«Non dovremmo sbrigarci? Magari va via.»
Letizia raccoglie un pugno di ghiaccio e lo tira verso l’alto. Nevica, per un piccolo frangente. «Dove deve andare, quel cretino?»
«Dai, non—»
«Sarà lì a frignare. Piange sempre. Che uomo è?»
«Il fatto—»
«È davvero penoso. Ecco cos’è.»
È solo arrabbiata, e io devo farmi gli affari miei.

Allora è questo che succede quando due adulti litigano. Non è più la neve a essere croccante: Letizia se ne accorge. Pestiamo bicchieri, piatti, la collezione di vetri decorati del signor Emilio.
È proprio come al telegiornale. Ci sono tutti i segnali che di qui sia passato un tornado, uno di quelli che sconvolge sempre l’America e su cui poi girano film e documentari. Forse non sbagliano a dare a quei tifoni il nome di donne. Se non è Carlotta allora è Sophie, oppure Donatella. Questo tornado si chiamava Patrizia.
«Letizia, sei venuta, alla fine...»
La voce del signor Emilio è roca, sembra di ascoltare la vecchia radio di nonna. Anche lui sembra arrugginito, seppellito da polvere e trucioli di legno. Nella mano stringe un pezzo di carta: è il calendario, il mese di febbraio. Il quattordici è cerchiato.
«Alzati, papà. Abbiamo ospiti.»
«Oh, ah, sì. Ciao, benvenuta. Siedi pure sul divano. Attenta alla macchia di vino.»
Quale divano? «Sto bene così, signore.»
«Che signore? Che dici?» ha un pezzo di plastica bianco tra la barba. «Vai a scuola con la mia piccola?»
La sua piccola risponde al posto mio con un grido. È così improvviso che io ed Emilio abbiamo la stessa reazione: sgomento.
«Fai schifo! Schifo! Perché hai fatto arrabbiare la mamma!?»
«Letizia, c’è la tua—»
«Ti odio! Come faccio ad andare a scuola, adesso? Ora penseranno che sono strana perché ho i genitori divorziati!»
«Dai, oggi si divorzia, è normale.»
«Non è normale! Non è normale un cazzo! L’unica cosa normale era la famiglia che tu hai distrutto!»
Mi fa male il cuore. Perché devo assistere a questa cosa? Che aiuto posso offrire? Sfilo gli occhiali e asciugo le lacrime, e Letizia non c’è più. Il portone di casa sbatte in fondo al corridoio.
«Sei Cicy, giusto?»
Non parlarmi, per favore. Guarda cosa le hai fatto. «Sì, signore.»
«Se puoi, e se vuoi, le potresti chiedere di tornare da me? Ci sono delle cose che voglio dirle prima che mia moglie se la porti in Francia.»
«Io e lei dobbiamo uscire per San Valentino.»
«Ah, non sapevo che—»
«Fa niente, usciremo domani. La vado a chiamare.»

In questo oceano di cristalli rotti ci siamo noi, pesciolini rossi su cui il sole calante si abbatte feroce. Letizia ha di nuovo le mani fitte alla tracolla, gioca col pupazzo. Sussulta, ma non è stata nessuna metro a sballottarla. Le sue dita si stancano del pupazzo, fremono, si agitano e so che vogliono giocare con le mie.
Emilio, seduto sul cuscino strappato di un divano, sibila tra i denti.
«Piangerai ancora, fallito?»
Devo stare zitta: è una faccenda tra loro.
«Rispondi, pezzente. Rispondi!»
«Lo sai perché la mamma si è arrabbiata tanto?»
«Perché l’hai tradita, ovvio!» la bocca di Letizia tremola, le sue labbra lucide non sanno trovar pace.
«Io e la mamma non ci amiamo più,» si massaggia il polso: ha un tatuaggio a forma di stella e in mezzo c’è una piccola lettera. La moglie si chiama Patrizia. Quella è una G. «Quando andrai in Francia con lei avrai un nuovo papà ad aspettarti.»
«Non è vero.»
«Invece sì.»
«Perché la insulti ancora!? Sei tu il colpevole!»
Emilio traccia un cerchio attorno alla stella tatuata sul polso. «Sono colpevole di non averti mai detto la verità. Sopportare le urla di tua madre è un conto, ma il tuo disprezzo non posso reggerlo.»
«Ci dovevi pensare prima!»
«Questa G è un’iniziale: Guglielmo. Io sono gay, Letizia. Per questo tua madre mi odia. Per questo ha cercato lavoro in Francia. Per questo ha cercato un uomo che fosse uomo secondo i suoi standard.»
Il peso di Letizia grava tutto su di me, tra le mie braccia. Le gambe non la reggono.
«Perché non lo hai mai detto?»
«Per non rovinarti la vita.»
«Ma che—»
«Ascoltami, per favore. Tu sei giovane, ti sarà perdonata un’avventura romantica fuori dai canoni. Io però sono vecchio, Letizia, e ammettere di essere omosessuale significa perdere tutto. Vai con la mamma in Francia, lasciami crepare da solo.»
La mano di Letizia scivola via dalla mia. Si inginocchia davanti a suo padre, ancora accartocciato su sé stesso. «Non hai tradito la mamma? Hai un fidanzato?»
«No. E no. Ma lei ritiene che l’amore che ho vissuto prima di sposarla conti ugualmente come tradimento.»
«Cicy?»
Non è mai stata così bella. «Dimmi.» Qualsiasi cosa per te.
«Ti secca se usciamo domani? Lo so che avevi prenotato per San—»
«Disdico tutto, fa niente.» Faccio un passo indietro. «Resta con tuo padre, passate un buon San Valentino assieme.»


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